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La mia prima esibizione risale all’età di cinque anni, quando, in piedi sulla sedia, davanti ad amici e parenti, il giorno di Natale lessi la letterina a Gesù bambino in dialetto napoletano, pardon, in lingua napoletana. Sono infatti nato a Napoli. E non potevo che nascere a Napoli. Se fossi nato ad Ivrea a quest’ora probabilmente sarei un turnista al reparto spedizioni dell’Olivetti.

 
 

Perché Napoli è uno stato d’animo, Napoli è un colore e come dice qualcuno se non fosse esistita il mondo sarebbe stato diverso. Napoli è di tutti, anche se sentire “‘O sole mio” cantata da un giapponese o Filumena Marturano recitata da una slovena equivale a portare un buongustaio a mangiare in un pub.

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Quando ero bambino, incantato dalla classe del colonnello Bernacca, mi promisi che da grande avrei letto le previsioni del tempo. Non ci sono riuscito. Negli anni scoprendomi umorale, meteoropatico e qualche volta variabile, mi sono accorto che spesso è il tempo a fare le previsioni su di me.

 

La televisione non mi piace più, anche se in passato ne ho fatta tanta e confesso che oggi il mio elettrodomestico preferito è il frigorifero.

Ma il mio grande amore rimane il teatro, perché è nel teatro che si ritrovano i simboli delle cose perdute di vista. In questi 25 anni ho capito tante cose: che se durante la rappresentazione senti scartare caramelle o tossire continuamente vuol dire che il pubblico si sta distraendo ed è poco interessato alla recita, oppure che il pubblico non pagante è il più critico o che quando dopo una “prima” ci si sofferma a commentare esclusivamente lo sfavillio delle scene, la precisione delle luci e la bellezza dei costumi vuol dire che lo spettacolo è stato deludente.

Ho anche capito che in questo lavoro per avere successo occorrono gli amici, ma per avere un grande successo sono necessari i nemici.
Quando adolescente comunicai in famiglia che avrei voluto fare l’attore mio padre pur disapprovando la scelta mi regalò un cucchiaino d’argento.
Mi spiegò che mi sarebbe servito per addolcire i bocconi amari che tutti i giorni avrei dovuto ingoiare. 

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Dopo aver formato negli anni ’73-74 un goliardico gruppo di cabaret, mi accosto allo spettacolo come professionista nel 1979 entrando a far parte della compagnia del Teatro Stabile Sannazzaro di Napoli al fianco di attori quali Nino Taranto, Luisa Conte e Pietro De Vico.
È però con la vittoria al festival del cabaret di Loano che (nel frattempo ho conseguito la laurea in giurisprudenza) mi propongo sulla scena nazionale partecipando accanto a Paolo Villaggio e Carmen Russo al programma Un Fantastico tragico Venerdì in onda su Rete 4.
Quindi nella stessa stagione conduco un Tg satirico di carattere meridionalistico nella trasmissione Studio 5 condotta da Marco Columbro in onda quotidianamente su Canale 5.

 

Dall’87 all’89 conduco per tre edizioni un striscia a premi del mattino su Canale 5, Cantando Cantando, avvalendomi della partecipazione di Little Tony, Bobby Solo e Rosanna Fratello. Durante i mesi estivi Marino Bartoletti mi affida uno spazio comico nella trasmissione su Italia 1 Calcio d’Estate. L’anno successivo, sempre su Canale 5, conduco insieme a Lino Toffolo il gioco a premi Casa mia.

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Nel 1991 passo alla RAI dove insieme a Mita Medici e Osvaldo Bevilacqua sono tra i protagonisti di Sereno Variabile. L’anno successivo presento con Mara Venier e Fiorello il Cantagiro su Rai 2. E qui si spezza il feeling con la tv anche perché nel frattempo
Si rimaterializza il mio grande amore: Il Teatro. Ed è il 1993 quando Dino Verde mi vuole protagonista della riedizione dello storico Scanzonatissimo. Lo spettacolo che ha come coprotagonista Brigitta Boccoli, dato il grande successo di pubblico, viene ripreso nella stagione successiva con il titolo Scanzonatissimo Gran Casinò. Questa volta accanto a me c’è Sabina Stilo e le coreografie e la regia sono di Don Lurio.

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Nella stagione 1995-96 riprendo a scrivere per il teatro e insieme a Nino Marino firmo Mille Scuse un varietà del quale sono protagonista per la regia di Vito Molinari, con le musiche originali di Pino Perris, i costumi di Graziella Pera, le scene di Aldo De Lorenzo.

L’anno dopo, sempre insieme a Nino Marino, firmo Bentornata Passerella una fastosa rivista per la regia di Marco Parodi. In scena accanto a me una soubrette maiuscola: Pamela Prati. Le musiche originali sono ancora firmate da Pino Perris.

 

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Nel 1998 scrivo insieme a Gustavo Verde Tilt una divertente commedia nella quale sono anche il protagonista. Nella stagione 1999/2000 rappresento Si prega lasciare l’armadio entro le ore 12.00 remake del celebre testo di Feydau L’albergo del libero scambio. L’inedita versione, anche questa volta, è firmata assieme a Gustavo Verde per la regia di Gaetano Liguori. Nel 2001 rappresento in teatro Per un’Italia migliore, uno spettacolo di satira politica firmato da Dino e Gustavo Verde. Nel 2002 giro l’Italia con Di più non dico, una commedia brillante che affronta i temi scottanti della globalizzazione e del rapporto col mondo islamico.

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Nel 2003 sono ritornato al teatro di varietà con Si minacciano repliche che le repliche le ha minacciate e le ha fatte per due stagioni.
Nell’ estate 2004 dopo una ripresa di Sali e t’abbacchi ho portato in scena l’Anfitrione di Plauto. Nell’ultima stagione prima della ripresa di Scanzonatissimo con la Minale Big Band ho allestito un one-man-show dal titolo
“ Mettetevi comodi “con monologhi e canzoni di ieri e di oggi che ha registrato il tutto esaurito per due mesi prima al teatro Augusteo e poi al teatro Acacia di Napoli. Lo spettacolo verrà ripreso per l’estate 2006.

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